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La notte che il nulla inghiottì la terra - Domenica 25 aprile 2010 - Teatro del Popolo - Gallarate

 

Stagione 2009/2010  - Teatro del Popolo, Gallarate


Domenica 25 aprile 2010 , ore 21.00


Micheli Bottini


La notte che il nulla inghiottì la terra


michele_bottini

di Emanuele Fant e Marco Merlini
con Michele Bottini
regia di Marco Merlini
costumi di Franca Zucchelli
fisarmonica di Davide Baldi

Canti del gruppo corale del Coro A.N.A. di Milano diretto dal Maestro Massimo Marchesotti.

Un testo liberamente ispirato ai diari di Nuto Revelli, Mario Rigoni Stern, Giulio Bedeschi, Eugenio Corti, Nelson Cenci, Berto Minozzi, Ermenegildo Moro, Giuseppe Adami, alle testimonianze dei sopravvissuti e alle lettere di coloro che non sono mai tornati.

“La guerra di un povero cristo attraverso la ritirata di Russia”

Un soldato, come un’apparizione, come un’anima insepolta e costretta a vagare, ritorna, ancora una volta, per raccontare una storia: la storia della Ritirata dal Don, tragico epilogo della Campagna di Russia, compiuta dall’esercito italiano tra la fine del 1942 e l’inizio del 1943.
La narrazione prende le mosse dall’estate 1942, alla vigilia della partenza dell’Armata italiana in Russia. Il protagonista è un alpino del Battaglione Tirano che fa parte della Divisione Tridentina, la quale, partita dall’Italia per il Caucaso, riceverà presto l’ordine di deviare la propria marcia verso il Don, per sopperire alle ingenti perdite della Divisione Sforzesca, decimata dai russi. Una tragedia che ci può apparire lontana, ma che invece dobbiamo sentire attuale e ogni volta tornare a raccontare nell’epoca delle “guerre umanitarie”, dei “bombardamenti chirurgici” e delle “bombe intelligenti”.
L’alpino Rolando trentini è al tempo stesso narratore e protagonista del racconto: è un personaggio inventato, nato però dalla rielaborazione letteraria di alcune storie realmente accadute. Nella sua evocazione rivivono i compagni trasportati su lunghe tradotte verso le steppe della Russia; l’entusiasmo della partenza e la fiducia nel fascismo, il ricordo del giovane amico d’infanzia Zamboni, del Tenente Benvenuti, degli affitti familiari abbandonati in un’Italia lontanissima, delle prime battaglie, della vita quasi normale nella trincea sul fiume Don, dei primi freddi e dei quaranta gradi sottozero del gelido inverno russo.
Il racconto s’intreccia con le note della fisarmonica e l’intervento del gruppo corale, a volte prezioso tappeto sonoro, a volte interlocutore quasi fisico.
Secondo avvincente motore dell’iniziativa è la sfida di provare a raccontare per una volta, ma non una volta per tutte la guerra vista dal basso, dagli ultimi davvero, rendendo vivente uno a caso dei tanti caduti e stringendo il campo attorno a lui: Rolando trentini, 46° Compagnia, Battaglione Tirano, dunque non più uno dei novantamila.
Un omaggio al Milite Ignoto, se vogliamo, qui quanto mai bisognoso di nome, cognome e scarpe ai piedi.


 
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